Benvenuti nel Blog di Claudio Martinotti Doria, blogger dal 1996


"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", motto dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Pauperes commilitones Christi templique Salomonis

"Ciò che insegui ti sfugge, ciò cui sfuggi ti insegue" (aneddotica orientale, paragonabile alla nostra "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane")

"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente è che perdono la salute per fare soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere nè il presente nè il futuro. Sono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."
(Dalai Lama)

"A l'è mei mangè pan e siuli, putòst che vendsi a quaicadun" (Primo Doria, detto "il Principe")

"Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci." Mahatma Gandhi

L'Italia non è una nazione ma un continente in miniatura con una straordinaria biodiversità e pluralità antropologica (Claudio Martinotti Doria)

Il proprio punto di vista, spesso è una visuale parziale e sfocata di un pertugio che da su un vicolo dove girano una fiction ... Molti credono sia la realtà ed i più motivati si mettono pure ad insegnare qualche tecnica per meglio osservare dal pertugio (Claudio Martinotti Doria)

Lo scopo primario della vita è semplicemente di sperimentare l'amore in tutte le sue molteplici modalità di manifestazione e di evolverci spiritualmente come individui e collettivamente (È “l'Amor che move il sole e le altre stelle”, scriveva Dante Alighieri, "un'unica Forza unisce infiniti mondi e li rende vivi", scriveva Giordano Bruno. )

La leadership politica occidentale è talmente poco dotata intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, priva di qualsiasi perspicacia e lungimiranza, che finirà per portarci alla rovina, ponendo fine alla nostra civiltà. Claudio Martinotti Doria

PER CONTATTI: claudio@gc-colibri.com

Se preferite comunicare telefonicamente potete inviare un sms al 3485243182 lasciando il proprio recapito telefonico (fisso o mobile) per essere richiamati. Non rispondo al cellulare ai numeri sconosciuti per evitare le proposte commerciali sempre più assillanti

Questo blog ha adottato Creative Commons

Licenza Creative Commons
Blog personale by Claudio Martinotti Doria is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at www.cavalieredimonferrato.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at www.cavalieredimonferrato.it.

COME SOSTENERE LA MIA PERSEVERANTE ATTIVITA' DI VOLONTARIATO. Se avete apprezzato l’impegno e l’originalità dei miei articoli ritenendo che la mia attività divulgativa meriti un sostegno, appena avrete l’opportunità di farlo dedicate qualche minuto e qualche euro per sostenerla, tenendo presente che non ho entrate pubblicitarie e nessuno sponsor (condizione necessaria per mantenersi indipendenti) ed inoltre sono una vittima della riforma previdenziale della Fornero e la mia pensione è stata rinviata al 2024, ed è giusto che lo sappiate fin da adesso che l’importo che mi sarà erogato sarà minimo. Potrete contribuire con una donazione tramite PayPal all’account claudio@gc-colibri.com oppure a questo link: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=Z2M2PAF4N76V6&lc=IT&item_name=Claudio%20Martinotti%20Doria&currency_code=EUR&bn=PP%2dDonationsBF%3abtn_donateCC_LG%2egif%3aNonHosted

Se non siete registrati a Paypal potete effettuare un bonifico bancario all’IBAN IT42M0303222600010000002011 (Credem, filiale di Casale Monferrato)

You can make a donation using PayPal account claudio@gc-colibri.com or at this link: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=Z2M2PAF4N76V6&lc=IT&item_name=Claudio%20Martinotti%20Doria&currency_code=EUR&bn=PP%2dDonationsBF%3abtn_donateCC_LG%2egif%3aNonHosted





Patriă Montisferrati

Patriă Montisferrati
Cliccando sullo stemma del Monferrato potrete seguire su Casale News la rubrica di Storia Locale "Patriă Montisferrati", curata da Claudio Martinotti Doria in collaborazione con Manfredi Lanza, discendente aleramico del marchesi del Vasto - Busca - Lancia, principi di Trabia

Come valorizzare il Monferrato Storico

La Storia, così come il territorio e le sue genti che l’hanno vissuta e ne sono spesso ignoti ed anonimi protagonisti, meritano il massimo rispetto, occorre pertanto accostarsi ad essa con umiltà e desiderio di apprendere e servire. In questo caso si tratta di servire il Monferrato, come priorità rispetto a qualsiasi altra istanza (personale o di campanile), riconoscendo il valore di chi ci ha preceduti e di coloro che hanno contribuito a valorizzarlo, coinvolgendo senza preclusioni tutte le comunità insediate sul territorio del Monferrato Storico, affinché ognuna faccia la sua parte con una visione d’insieme ed un’unica coesa identità storico-culturale condivisa. Se ci si limita a piccole porzioni del Monferrato, per quanto significative, si è perdenti e dispersivi in partenza.

Sarà un percorso lungo e lento ma è l’unico percorribile se si vuole agire veramente per favorire il Monferrato Storico e proporlo con successo come un’unica entità territoriale turistico culturale ed economica …

I generali francesi sono sarcastici ed insofferenti verso le azioni politico militari USA e NATO



Colgo l’occasione di quest’ultimo utilissimo articolo di Maurizio Blondet, critico ed informativo come al solito, per aggiungere altre informazioni taciute dai media generalisti e riportate solo dagli specialisti, prendendo spunto dalla superbomba USA (definita dalle veline del Pentagono e da tutti i media mainstream “la madre di tutte le bombe non nucleari”, per enfatizzare la presunta superiorità bellica americana), recentemente sganciata in Afghanistan contro una rete di cunicoli sotterranei che paradossalmente erano stati costruiti con i finanziamenti della CIA quando sosteneva i combattenti locali. Ebbene, come riporta giustamente l’articolo sottostante, i russi ne possiedono una meno costosa e molto più efficace, ma i media mainstream pare non esserne informati, perché gli USA devono essere sempre descritti come i meglio dotati, superiori in tutto, cui subordinarsi obbedientemente per essere difesi.
In realtà come ho già avuto modo di riportare in miei precedenti interventi, sono decine le armi, o meglio i sistemi d’arma, comprese le cosiddette “armi elettroniche” (Electronic warfare, EW), che le Forze Armate russe posseggono e che risultano molto più sofisticate, efficaci e potenti di quelle degli USA, per il semplice fatto che sono state concepite, progettate, ideate, rinnovate, costruite e collaudate negli ultimi dieci anni, grazie a precise scelte politico strategiche di Putin, non solo per far tornare in auge la Russia come grande potenza, ma perché aveva capito con largo anticipo quali sarebbero stati i rischi prossimi futuri, aveva previsto gli scenari che si sono ormai delineati e vi è arrivato preparato. Occorre riconoscere che gli ingegneri militari e l’industria bellica russa hanno fatto un ottimo lavoro. Al contrario gli USA che avevano il più potente esercito al mondo anche come dotazione e non solo dislocazione (oltre 700 basi militari nel mondo), avendo speso negli ultimi anni mediamente 700 miliardi di euro all’anno per le forze armate, posseggono una struttura talmente ciclopica che solo mantenerla in servizio attivo assorbe la maggior parte delle risorse, e rimane poco per il suo rinnovamento. Oltre a scelte molto discutibili ed assai onerose e che minano l’efficienza complessiva dell’intero apparato militare USA, che si sono accentuate dopo l’11 settembre, come dividere le competenze di intelligenze e sicurezza in ben 17 Agenzie Federali, spesso in competizione tra loro e poco coordinate, delegare molti servizi alle corporation paramilitari private (Private military company, Private Security Contractors (PSCs), Private Military Corporations, Private Military Firms, Military Service Providers), con altissimi oneri per la finanza pubblica e con il rischio assai elevato di perderne il controllo. Basti pensare che la Russia spende per le sue forze armate (compreso il rinnovamento dei mezzi) un decimo delle risorse degli USA, ma con risultati migliori. In questo caso si può affermare che ad arrivare ultimi si è avvantaggiati …
Per fornire qualche esempio concreto di questa altamente probabile superiorità militare russa (gli specialisti, tra cui quelli dell’intelligence USA, lo sanno molto bene), basterebbe citare il carro armato T-14 ARMATA, talmente all’avanguardia che è in grado di intercettare automaticamente i missili o qualsiasi proiettile che gli sia sparato contro ed è talmente ben corazzato da non essere possibile perforarlo (dovrebbero usare la “madre di tutte le bombe, peccato che costi 16 milioni di dollari!). Il caccia multiruolo di 5 generazione Sukhoi PAK FA T-50 dotato di tecnologia stealth, temuto dagli esperti del Pentagono perché sanno che il loro F-35 con tutti i difetti che sono emersi non è in grado di competere e prevalere, in compenso l’Italia entro i prossimi anni ne acquisterà parecchie decine, nonostante siano costosissimi ed onerosi nei costi di esercizio e soprattutto di manutenzione, ed i piloti non lo apprezzano affatto, conoscendone i difetti.
Inoltre si possono citare i missili anti-nave supersonici P-800 "Onyx" ed i temutissimi "Tsirkon" che viaggiano a velocità otto volte superiori a quella del suono rendendo impossibile la loro intercettazione, i sottomarini del progetto "Varshavyanka", silenziosi e praticamente invisibili, i sistemi missilistici antiaerei S-300 e S-400 che già oggi non hanno eguali e che saranno presto integrati dall'S-500 che avrà una gittata maggiore, cui si aggiungerà il sistema anti-missile e di difesa spaziale "Nudol". In poche parole la Russia si sta preparando a difendersi (non attaccare, che non avrebbe alcun senso) da qualsiasi aggressione americana e NATO, e pare che i nostri politicanti non siano molto aggiornati sulla reale situazione bellica in un eventuale confronto sul campo, essendo troppo abituati ad essere servi stolti ed utili idioti della leadership neocons americana.
Claudio Martinotti Doria





GENERALI FRANCESI. COSA PENSANO DEL PENTAGONO E DELLE SUE IMPRESE.


Il generale Dominique Delawarde, francese,  è stato capo della Guerra Elettronica e Informazione allo Stato Maggiore Interarmi di pianificazione operativa.  Sulle ultime imprese del Pentagono, e specie sul  lancio della MOAB,  descritta dai media occidentalisti come  la tremenda “madre di tutte le bombe”, la “bomba non atomica più potente  in mano ai militari Usa”,  ha scritto un rapporto, come dire?, alquanto beffardo. Che dice qualcosa sulla considerazione in cui gli alti gradi militari  di  Francia tengono la qualità militare della Unica Superpotenza Rimasta.
Vale la  pena di tradurre:
“Una settimana dopo il suo attacco spettacolare ed illegale in Siria, Trump continua la sua dimostrazione di forza in Afghanistan utilizzando per la prima volta la bomba ‘non-nucleare’ più potente del suo  arsenale,   soprannominata MOAB (Mother of all Bombs).  Con questa nuova iniziativa, offre a ciascuno l’opportunità di porsi delle domande sugli attacchi Usa in generale, e questo in particolare.
1 – Quadro  generale.
In  base alle fonti ufficiali Usa  facilmente consultabili  (
http://blogs.cfr.org/zenko/2017/01/05/bombs-dropped-in-2016/
http://www.afcent.af.mil/Portals/82/December%20Airpower%20Summary.pdf?ver=2017-01-04-094321-250)
appare che, in rigorosa applicazione del diritto del più forte, senza accordo dell’Onu  e in genere senza l’accordo dello Stato interessato,  le forze  aeree Usa  hanno nel 2016  bombardato 7 paesi e lanciato un totale di 26.172 bombe,  al minimo.


Un totale impressionante che è in aumento: di 3 mila bombe (+12%)  rispetto al 2015. Da notare: la US  Air Force ha effettuato il 67% dei bombardamenti della coalizione occidentale in Irak, con il consenso del governo, e il 96% dei bombardamenti della coalizione in Siria  senza  consenso del governo legale. Questo scarto percentuale sembra mostrare una reticenza della maggioranza dei paesi della coalizione ad intervenire in Siria  senza mandato Onu e senza il permesso del governo legale.
II – Il bombardamento in Afghanistan
Giovedì 13 aprile alle  ore  19.32 locali, l’US Air Force ha lanciato da  un C130 il  primo  esemplare, dei 15-20 esemplari in servizio, della sua “Mega bomba a spostamento d’aria” (GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast Bomb: MOAB) su una rete di tunnel fortificati che  sarebbero serviti di base a Daesh.  Il  lancio è stato fatto col consenso del presidente afghano Ashraf Ghani.

(Effetti del MOAB, prima e dopo)
Testata prima della messa in servizio nel 2003, questa bomba,   la più potente  non-nucleare dell’arsenale Usa, pesa 10,3 tonnellate, sviluppa  una potenza esplosiva equivalente a 11 tonnellate di tritolo e costa  16 milioni di dollari ad unità,  ossia il prezzo di 16  o  25  missili Tomahawk, secondo i modelli di quest’ultimi.  Il suo raggio di efficacia totale  di soli 150  metri.
Particolare aneddotico, secondo il New York Times,  la rete di tunnel presi di mira sarebbe stata finanziata con varie decine di milioni di dollari, negli anni ’80 dalla Cia,  per  sostenere i mujaheddin nella loro lotta contro l’URSS  (il contribuente americano paga la costruzione, e poi la distruzione…).

“E i russi ce l’hanno più grossa…”

“Altro dettaglio aneddotico:  la famosa MOAB è largamente superata in potenza ed efficacia dalla «Aviation Thermobaric Bomb of Increased Power».  Questa bomba non nucleare russa, testata prima della sua messa in servizio nel 2007,  è stata, per derisione del MOAB, FOAB (Father of  all  Bombs). Essa è del 30% più   leggera della MOAB (7,1  tonnellate) ma sviluppa una potenza esplosiva equivalente  a 44  tonnellate di TNT (4 volte superiore a quella del MOAB Usa).  Il suo raggio di efficacia è di 300 metri, il doppio di quella americana.
Quanto all’efficacia dell’attacco in Afghanistan, abbiamo due versioni di cui nessuna può esser considerata più valida dell’altra. Il comunicato “Us government – Afghan” rende conto di 96  combattenti di DAESH uccisi. Il comunicato di DAESH  sostiene che questo    attacco non ha fatto alcuna vittima.  Siamo qui nella guerra dell’informazione e dei comunicati.
III – Conclusioni.
Braccato  quotidianamente dai media e dai neocon da quando è entrato in funzione, Trump sembra lanciarsi in una retotica  bellicista per tre ragioni:
  • Disarmare i neocon e dare qualcos’altro da raccontare ai media perché lo lascino un po’ in pace. Questa tecnica è stata utilizzata con successo da Bill Clinton il 16  dicembre 1998,  alla vigilia dell’esame per la sua destituzione (impeachment) da  parte della  camera dei rappresentanti per le sue menzogne nell’affare Lewinsky: allora ordinò degli attacchi aerei sull’Irak (Operazione Desert Fox).  Furono lanciati 415 missili Tomahawks facendo da 600 a 2 mila uccisi  in  3 giorni.  L’attenzione dei media fu distolta dallo scandalo Lewinsky.  Beninteso, gli iracheni ne hanno  pagato  il prezzo.
  • Dare agli americani “lambda” l’immagine di un comandante in capo solido, determinato, che non arretra, e tentare di ricostruire un minimo di coesione e di unità nella popolazione USA :  non c’è niente come una buona guerra per unificare un paese [effettivamente la popolarità di Donald è salita  al 50%  dopo il lancio dei Tomahawks.  ]
  • Inviare un messaggio subliminale agli  avversari (Siria, Iran, Corea del Nord, Russia, Cina..): “Gli Usa sono forti, fortissimi. Possono agire in modo unilaterale, brutale e imprevedibile, senza il permesso dell’ONU.  Il loro comandante in capo non esiterà..”.
Dunque questi bombardamenti hanno  meno a che fare con la ricerca de una efficacia militare, che con “cinema e comunicazione”.  La semplice aritmetica mostra che le 26.172 bombe lanciate dagli Us Air Force nel 2016 rappresentano, senza fare altrettanto rumore, l’equivalente di 3 MOAB al giorno”.

 “I militari  USa hanno  ancora i mezzi per le loro ambizioni?”

 Ora,  per i lettori dei nostri blog alternativi quelle qui date dal generale non sono novità sensazionali. Ma  il punto è che   vengono da un esperto militare, uno specialista in valutazioni strategiche e  operative:  che non nasconde il suo disprezzo per la puerilità, incompetenza e nullità tattica e  strategica delle scelte militari della supposta superpotenza. Lo spreco di risorse costosissime per “il cinema”   suscita nel generale Delawarde i  sarcasmi  che abbiamo letto.
Una tale valutazione delle sceneggiate aggressive americane è, vedo, largamente condivisa negli ambienti francesi della Difesa.
Il sito Dedefensa, spesso da noi citato, interpreta la furia bellicista di Trump e dei generali che gli hanno messo attorno (McMaster come  capo del consiglio di sicurezza nazionale, Mattis al Pentagono)  quasi come un rabbioso attacco di panico di fronte alla scoperta che le forze armate russe sono state ricostituite, snelle ed efficaci, mentre negli ultimi vent’anni “la situazione generale  delle forze Usa s’è naturalmente degradata, come è naturale per un bilancio militare che arriva penosamente [sic: sarcasmo] a 700 miliardi di dollari l’anno [la spesa della difesa russa è inferiore di 10 volte, ndr.] –   Il Pentagono è da molto tempo  ormai in una crisi costante di gestione,  ossia nell’incapacità di realizzare un lavoro normale di produzione, manutenzione e modernizzazione delle forze armate  esistenti, e non si parla del loro rafforzamento.  La situazione di queste forze armate che sono all’opera un po’ dappertutto [700 basi all’estero!, ndr.] è dunque estremamente indebolita,  costantemente  in durata, con la tendenza normale all’indebolimento a causa dell’invecchiamento e dell’usura dei materiali”.
[…] “Questi militari si trovano più o meno a dover frenare insieme  i loro ardori e la  belva che hanno scatenato in Trump, nella misura in cui si accorgono, presto, che non hanno  i mezzi per le loro ambizioni”.
Giorni fa  si è attribuito al generale McMaster  il progetto di  mandare 50 mila uomini che avrebbe voluto mandare in Siria, a combattere Assad (e i russi, gli iraniani, Hezbollah..) ma poi, è caduto il silenzio.   Il clamore è stato puntato sulle portaerei  mandate  a minacciare la Corea del Nord – cosa che Emmanuel Todd ha chiamato operazione di “militarismo teatrale”  – e i media volonterosi hanno restituito agli Usa la corona di gendarme del mondo, e a Trump quella del solito grande presidente americano di guerra.  Per Philippe Gasset  di Dedefensa,  “diventa un Trump che  ogni volta conduce  la macchina dell’americanismo all’orlo dell’abisso di decisioni sempre più difficili da prendere”.

Come abbiamo detto  (grazie amico Nicolas Bonnal che l’ha segnalato), Emmanuel Todd parla di “militarismo teatrale” : attenzione:   ne parlava già 15 anni fa nel suo saggio Aprés l’Empire  (2001), dove profetizzava il declino della superpotenza.
“Assistiamo a un militarismo teatrale che comprende tre elementi essenziali:
  • Mai risolvere un problema, onde giustificare  l’azione militare indefinita dell’unica superpotenza su scala planetaria.
  • Prendersela con micro-potenze  – Irak, Iran, Corea del Nord, Cuba eccetera. Il solo modo di restare politicamente al centro del mondo è di “affrontare” degli attori minori, valorizzanti per la potenza americana, onde impedire, o almeno ritardare la presa di coscienza delle potenze maggiori chiamate a condividere con gli Stati Uniti il controllo del pianeta: l’Europa, il Giappone e  la Russia a medio termine, la Cina a più lungo termine.
  • Sviluppare armi nuove, che si suppone mettano gli Stati Uniti “più avanti” nella corsa agli armamenti, che non deve mai cessare.
Questa strategia  – concludeva Emmanuel Todd nel 2001 –  fa dell’America un ostacolo nuovo e inatteso alla pace nel mondo”.
Chiunque vede, spero, la pericolosità  di questa psiche collettiva: la Superpotenza  dubita di poter vincere una guerra contro una  vera forza armata moderna, e perciò non solo provoca  sovversioni e destabilizzazioni, ma è tentata di rincarare la posta per poter  ricorrere all’unico apparato militare in cui ha, o crede, di “essere ancora più avanti”: l’arma atomica.
Rammodernare e sofisticare armamento nucleare con “nuove armi avanzate”  era l’ossessione del precedente ministro della Difesa americano, Ashton Carter, colto da rabbia e panico alla scoperta che la Russia   era intervenuta  in Siria, spostando i suoi caccia e bombardieri senza che la  costosissima intelligence Usa (17  enti) se ne accorgesse.
Di fatto,   come ha rivelato Manlio Dinucci del Manifesto,  Washington ha messo a punto la nuova bomba atomica B61-12 che potrà essere adesso prodotta in serie,  e che gli Usa daranno da lanciare anche “all’aviazione italiana, in violazione dei trattati di non-proliferazione e della  Costituzione italiana” (la più bella del mondo).

“La B61-12 non è una semplice versione ammodernata della precedente, ma una nuova arma: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili a seconda dell’obiettivo da colpire;  un sistema di guida che permette di sganciarla non in verticale, ma a distanza dall’obiettivo; la capacità  di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un first strike nucleare”.
Leggete il resto qui:
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127673


Due parole sul generale Delawarde e i  suoi sarcasmi. Il fatto che li abbia resi pubblici è una rottura della norma, da parte di un ufficiale dell’intelligence. Essa riflette il nervosismo, anzi l’insofferenza degli alti gradi francesi, al comando della sola forza armata in Europa di alta qualità e di specifica cultura (giacobino-napoleonica, e patriottico-gaullista,  comunque sia  non-atlantista), di  essere stati assoggettati dai politici borghesi (Sarkozy e Hollande) alla NATO, e al comando di una simile forza idiota e pericolosa.
Da tempo i generali francesi danno segni di volontà di critica radicale al potere civile e alle sue politiche.  Il generale Tauzin ha tentato di presentarsi alle elezioni presidenziali, deriso dai media. Un generale Picquemal ha partecipato a  manifestazioni contro “l’accoglienza” dei “migranti”, ed è stato per questo sottoposto a sanzioni disciplinari . Un generale Soubelet  ha appoggiato il candidato MAcron per qualche settimana, per poi allontanarsene quando ha visto che dietro a Macron c’era Hollande…Adesso il  presidente degli ufficiali della riserva, generale Anoine Martinez, ha scritto un libro  “Quand la Grande Muette prendra la parole” –   (la Grande Muta è, per tradizione, l’Armée Francaise,  per dire che obbedisce tacendo – anche se freme) dove dice: basta con questo dovere di tacere; abbiamo il dovere di parlare. E giù critiche alla politica  di immigrazione, “importiamo una religione che vuole la nostra morte” – e racconta di episodi di ammutinamento di soldati “francesi” islamici  in zone d’operazione in paesi musulmani –   giù allarmi sulla “unità della Nazione” in pericolo,  giù  critiche alla riduzione di  personale:
“Le forze armate sono state tagliate di 54 mila uomini fra il 2008 e il 2015. L’attuale presidente [Hollande] prevede di ridurle di altri 34 mila uomini, insomma circa 90 mila uomini in   meno. Ciò pone enormi problemi di avvicendamenti, anche perché non sono mai state tanto impegnate all’estero come adesso”.

E ricorda che quando ebbero l’ordine di mandare altri uomini per la “Operazione Serval in Mali” (una guerra di tuareg contro il governo di Bamako, presto metamorfosata in Al Qaeda nel Maghreb Islamico, 2012-2015), “il capo di stato maggiore generale e i capi di SM delle tre armi si sono detti pronti a dare le dimissioni al ministro della difesa. La gente non lo sa, ma venti generali erano pronti a seguire i loro capi.  Bisogna rompere il silenzio per consentire una presa di coscienza. La politica esita troppo: se non è messa davanti  a situazioni drammatiche, non si prendono decisioni”.

L'ATLANTICO O GLI URALI? Riflessioni sempre attuali


Il lungo ed esaustivo articolo che oggi vi propongo, del filosofo ed erudito Francesco Lamendola, è certamente fuori dal comune, espone un pensiero non omologato e piuttosto critico nei confronti degli USA ma soprattutto dell’addomesticamento subito da noi europei negli ultimi decenni, che abbiamo commesso il grave errore di allontanarci dai nostri secolari legami con la Russia (che rammentiamolo, costituisce la metà del continente europeo, la c.d. Russia Europea) e soprattutto con l’Asia, fino a considerarli corpi estranei e culture distanti ed inconciliabili con la nostra, quasi aliene, rimuovendo dalla memoria ogni residuo storiografico.
Il lavaggio del cervello subito dagli europei negli ultimi settant’anni, cui accenna l’autore, è a mio avviso soprattutto frutto della potenza comunicativa dell’industria ed ideologia hollywoodiana, che nell’arco di pochi decenni è riuscita a conquistare il mondo dando un’immagine favorevole degli USA, nonostante gli aspetti negativi (politico istituzionali e finanziari) non taciuti, o addirittura denunciati in alcune produzioni cinematografiche, in particolare negli ultimi anni, ma comunque minimizzati, quasi giustificati come un male necessario.
Questo successo planetario di conquista culturale e consumistica è stato veicolato soprattutto dalla televisione con l’ovvia complicità (involontaria o no, il risultato non cambia), della classe dirigente politica, istituzionale e mediatica dei singoli paesi occidentali, che ha favorito i prodotti cinematografici e televisivi USA a scapito di quelli europei. Unica eccezione: i francesi, che per volontà politica negli ultimi anni hanno rivitalizzato il loro cinema, anche con risultati lodevoli. Paradossalmente, anche se riduttivamente e simbolicamente, i prodotti culturali americani sono quasi interamente ispirati alla nostra storia, mitologia, arte, creatività, ecc. (basti vedere quanta influenza e fascino ha esercitato l’Impero Romano sulla società americana, cinema e politica comprese), ma sono riusciti abilmente a farne un uso strumentale a proprio esclusivo vantaggio, quasi impossessandosene.
Per sintetizzare radicalmente, gli europei hanno rinunciato alla loro identità per assumere quella americana come modello di riferimento, fornendo un consenso più o meno implicito al loro dominio e subordinandosi ai loro interessi (spesso divergenti da quelli europei), in ogni settore, soprattutto economico militare. Un uso intimidatorio (e non solo deterrente) della forza, che condiziona a tal punto gli alleati (vassalli), da autorizzarli ad insediarsi nei territori europei come fossero a casa loro, posizionandosi strategicamente e favorendo il business delle loro multinazionali (cui il governo degli USA è subordinato, per non dire interamente al loro servizio), che considerano i partner locali degli utili idioti e la popolazione una semplice variabile manovrabile a piacimento tramite i mass media da loro quasi interamente controllati e diverse ONG e Fondazioni da loro finanziate e pianificate.
L’articolo è datato, risale ai tempi in cui negli USA governava Bush Junior ed in Gran Bretagna Tony Blair, i quali con l’inganno pianificato e pretestuoso delle armi di distruzione di massa attribuite a Saddam Hussein, hanno scatenato e giustificato la Guerra in Iraq che perdura ancora oggi (guerra permanente).
Articolo datato ma più che mai attuale, soprattutto alla luce dei recenti bombardamenti Usa in Siria che rischiano di far precipitare nuovamente il mondo nell’incubo di un’ulteriore guerra mondiale, sempre sul suolo altrui.

Claudio Martinotti Doria

Risultati immagini per europa geografica cartina

L'ATLANTICO  O  GLI  URALI?

di Francesco Lamendola


Uno sguardo anche distatto al planisfero terrestre fa balzare all'occhio una circostanza sorprendente e alquanto innaturale: i legami secolari fra Asia ed Europa si sono allentati al punto che perfino la Russia - paese di civiltà europea e che occupa, da solo, circa metà della superficie dell'Europa - vista da Londra, Parigi, Roma o Berlino appare quasi come un corpo estraneo; col mondo islamico il dialogo e la comprensione sono sempre più difficili; India, Cina e Giappone sembrano appartenere a un alro mondo. Si ha l'impressione di essere tornati ai tempi di Marco Polo, quando l'Asia costituiva un mistero, una realtà "altra", remota e quasi irraggiungibile, posta ai confini della realtà; o a quelli di Cristoforo Colombo, che sperava di raggiungere il Cipango ed il Catai navigando sempre verso occidente, animato dal miraggio delle spezie e della seta. Viceversa il continente nordamericano, che solo negli ultimi secoli è entrato nel quadro storico europeo, si è imposto come referente privilegiato e, complici le due guerre mondiali e la "guerra fredda" col suo ricatto nucleare, ha praticamnente assogettato la vecchia Europa, trasformandola in una sua appendice, anzi in un suo avamposto. Ma il "rozzo cocchiere americano", per usare l'espressione di Michele Federico Sciacca, è davvero iu grado di traghettare l'Occidente verso le sfide del terzo millennio?

Da Berlino si può viaggiare comodamente in treno fino all'Oceano Pacifico, sulle rotaie della Transiberiana, da oltre un secolo; eppure i giovani di Berlino, come quelli di Londra, Parigi, Roma, Varsavia, si sentono spiritualmente più vicini ai loro coetanei di Los Angeles. Artisti, scrittori, giornalisti europei si sentono di casa a New York, ma non a Mosca, Kazan e tantomeno a Vladivistok; scienziati europei fanno la spola tra le due sponde dell'Atlantico, ma non sono mai stati più a est di Vienna; professori universitari europei tengono cattedra a Yale o Harvard, mai però si sognerebbero di insegnare in Russia, per non dire in India o in Cina; imprenditori che fanno la spola fra il vecchio continente e Chicago pensano che Mosca, Delhi o Pechino siano più lontane della Luna; e persone anche di media cultura sanno più cose della politica, della storia, della letteratura, della musica leggera statunitensi di quante ne sappiano del proprio Paese, mentre la storia, la filosofia e l'arte dell'Asia (e della stessa Europa orientale) sono per esse una vera e propria tabula rasa. Dopo il 1945, complici le due guerre mondiali, la "guerra fredda" e il lungo ricatto atomico, ci siamo abituati a considerare tutto questo come perfettamente normale, mentre basta uno sguardo anche frettoloso al planisfero terrestre, per non parlare di un qualunque manuale di storia anteriore a quella data, per afferrare istantaneamente tutta l'innaturalità di un tale stato di cose.
     Il rapporto fra Europa ed Asia che per millenni, attraverso invasioni e migrazioni, scambi commerciali e culturali, scontri e incontri religiosi, ha costituito la linfa delle civiltà che sono fiorite nel continente euro-asiatico, si è assotigliato fino ad apparire come una fastidiosa zavorra, peggio: una eredità imbarazzante. Che cosa abbiamo a che fare, tuonava Oriana Fallaci, con quei barbari maomettani che se ne stanno col culo all'aria per cinque volte al giorno e che, invece di contribuire al progresso dell'umanità, sprecano il loro tempo in preghiere interminabili? Molti intellettuali, più discreti o più ipocriti della Fallaci, non lo dicono ad alta voce, ma pensano: "Che cosa abbiamo a che fare con gli Indiani che bloccano il traffico delle loro grandi città quando una mucca sacra fa per attraversare la strada; con quei Cinesi dai disegni incomprensibili, che celano i loro pensieri dietro un enigmatico sorriso; o con quei Giapponesi che si disperano a milioni quando muore il loro "divino" imperatore o che si commuovono davanti a  un ciliegio in fiore del sacro Fuijama, ma che hanno fatto di Tokyo una New York più aggressiva, più inquinata, più produttiva, più esasperatamente "occidentale" dell'originale? E gli stessi Russi, sono forse europei? Non c'è in loro il peso evidente del retaggio tartaro, di un dispotismo asiatico che da Ivan il Terribile a Stalin, Eltsin e Putin ha evidenziato la loro impossibilità di essere veramente europei, cioè riconducibili agli schemi mentali e ai comportamenti tipici dell'Occidente? Non parliamo dei popoli balcanici: relitti storici che il naufragio dell'Impero Ottomano ha lasciato a riva dietro di sé, rompicapi irrisolvibili che da Sarajevo al Kosovo, dalle foibe di Basovizza alla pulizia etnica di Srebrenica sfidano le capacità di comprensione dell'europeo occidentale. Quei ragazzi kosovari che nel 1999 sputavano in faccia alle truppe ONU perché queste, facendo cordone, impedivano il linciaggio della minoranza serba; che guardavano con occhi carichi d'odio quei loro coetanei francesi in divisa mimetica, quasi che li detestassero e li disprezzassero più ancora degli stessi Serbi, dalle cui violenze erano stati appena liberati, parevano appartenere a un altro mondo, a un altro tempo, a un altro universo etico e spirituale.

Risultati immagini per bush junior Bush Junior
 
      Invece non è così. La ragione per cui l'europeo occidentale si sente spiritualmente vicino agli Americani e lontanissimo da Russi, Arabi, Indiani, Cinesi e Giapponesi è sostanzialmente il lavaggio del cervello che sessant'anni di predominio statunitense gli hanno fatto subire. L'oblio dei legami millenari con l'Asia è l'altra faccia della medaglia dell'oblio di sé medesimo. Lo stesso termine "Occidente" è un clamoroso falso storico perché sottintende un legame spirituale fra le sponde dell'Atlantico più forte di quello da sempre esistente fra la regione atlantica dell'Eurasia e quelle indo-pacifiche della stessa. Il fatto che un parigino o un milanese si "sentano" più di casa a New York o a Los Angeles che a Praga o a Budapest (per non dire a Kiev, Istanbul, Gerusalemme) è la spia di un oblìo radicale delle proprie radici e della propria identità. Barbaro non è chi viene da lontano, ma chi dimentica e rinnega le proprie origini, diceva qualcuno. A forza di sorbirci film e telefilm americani, di ascoltare musica americana, di leggere romanzi americani, di comprare jeans e magliette americani (o con scritte americane) abbiamo finito per perdere i legami con la nostra civiltà e la nostra storia. Anche l'espressione "America", del resto, è un falso storico: "America" è quel continente che va dallo Stretto di Behring al Capo Horn ed è, quindi, per oltre due terzi (dal Capo Horn al Rio Grande) di lingua e cultura latina (e un'altra enclave latina è in Canada, nel Québec francofono). Ma per noi gli Stati Uniti sono diventati l'America tout-court, così come il grido di Monroe "l'America agli Americani" voleva dire, ed è stato in pratica, "l'America allo zio Sam": e il primo a farne le spese è stato il Messico che, col Tratto di Guadalupe-Hidalgo del 1848, ha lasciato nelle sue poderose mandibole una buona metà del suo territorio (per non parlare dei legittimi abitanti del nord America, quei "pellerossa" che gli Statunitensi hanno semplicemente cancellato, come se l'immenso territorio fra l'Atlantico e il Pacifico fosse res nullius, terra di nessuno).
     Ora, c'è una cosa che distingue profondamente la pax americana, imposta all'Europa occidenale nel 1945 e a quella centro-orientale nel 1991, dalla pax macedonica sulle poleis greche, o dalla pax romana sull'intero bacino mediterraneo, o dalla pax mongolica su gran parte dell'Eurasia e perfino dalla pax hispanica di Carlo V e Filippo II: l'ipocrisia, la pretesa di una superiore moralità, di un peso di civiltà auto-evidente. Figlia, in questo, della pax britannica dell'età vittoriana, quando un quarto delle terre emerse (un quarto delle terre emerse!) godevano del privilegio di prosperare all'ombra dell'Union Jack, la pax americana si autoalimenta di un circolo "virtuoso" di presunzione ideologica e schiacciante superiorità economica, incarnando il dèmone della modernità nella sua forma più estrema e brutale. Nata con i due funghi di Hiroshima e Nagasaki (e oggi, finalmente, sappiamo quanto furono irrilevanti le pretese "ragioni militari" nell'impiego dell'atomica, di contro a quelle politiche e psicologiche), la pax americana ha potuto realizzare un inganno pressoché unico nella storia del mondo: travestire l'imperialismo più sfrenato sotto le vesti rassicuranti e benevole di un potere umanitario e paternalistico che esercita la polizia dell'intero pianeta al solo fine di mantenere pace, democrazia e benessere per il più gran numero possibile di abitanti della Terra.

Risultati immagini per tony blair Tony Blair
 
    Abbiamo così assistito senza batter ciglio, anzi prendendo la propaganda più rozza e spudorata per oro colato, allo spettacolo straordinario di un popolo, nei cui cromosomi vi è il doppio, incancellabile crimine della schiavitù dei neri e del genocidio degli Indiani, ergersi a supremo giudice e giustiziere di tutti i crimini contro l'umanità, come la "pulizia etnica" di Milosevic nel Kosovo, o di Saddam Hussein nel Kurdistan; e farsi esportatore, con le buone o con le cattive, dell'economia di mercato, cioè della rapina mondiale delle multinazionali, e della democrazia, cioè di un sistema politico attualmente basato sulla manipolazione sistematica della "verità" e sull'inganno demagogico che rende possibile la dittatura de facto di potenti  lobbies finanziarie che agiscono nell'ombra. Per decenni abbiamo fatto il tifo, nelle sale cinematografiche, per i cow-boys leali e coraggiosi che devono difendersi da orde di indiani incivili, crudeli e sleali; salvo poi, con Soldato blu di Raplh Nelson, obbedire altrettanto ciecamente al contrordine e piangere la triste sorte del "buon selvaggio" di rousseiana memoria: tutto previsto e tutto calcolato dall'industria hollywoodiana, l'importante è il business. Per decenni abbiamo fatto il tifo per i "buoni" marines che liberavano l'Europa dall'incubo nazista; dimenticando i criminali bombardamenti con bombe incendiarie sulle nostre città, la fucilazione dei soldati italiani fatti prigionieri durante lo sbarco in Sicilia, le stesse bombe atomiche lanciate su due città giapponesi indifese e abitate solo da anziani, donne e bambini… Per decenni i nostri capi di Stato si sono profusi in ringraziamenti ai presidenti americani per averci "liberati" nel 1943-45 e hanno deposto fiori sulle tombe dei ragazzi yankee caduti sulle spiagge di Normandia: dimenticando che se gli Stati Uniti hanno avuto 50.000 morti in tutta la seconda guerra  mondiale (compreso il fronte del Pacifico), l'Unione Sovietica, per esempio, ne ha avuti 20 milioni, oltre metà dei quali erano civili.
     E ancora: per decenni abbiamo ringraziato gli Americani per l'ombrello atomico che ci offrivano generosamente, spalancando loro enormi basi militari, terrestri, navali ed aeree, sacrificando un pezzo dopo l'altro della nostra sovranità e dignità, tollerando interferenze politiche d'ogni sorta, ricatti e minacce, complotti dei servizi segreti statunitensi e beffarde violazioni del codice penale (quanti Italiani si ricordano ancora della strage del Cermis? Eppure son passati pochi anni, e tutto si è concluso in una farsa ingiuriosa). Per decenni, affascinati da Fonzie e da Gary Cooper, da Luois Armstrong e da Andy Warhol, abbiamo pensato che americano è bello, che non ci può essere niente di più intelligente che masticare chewin-gum o bere Coca-Cola, indossare magliette targate Berkeley o pettinarci come Elvis Presley e ballare come John Travolta. Nell'Editto di Teodorico si legge che il re "barbaro" considerava degno di elogio il Goto che voleva assomigliare a un Latino, meritevole di disprezzo il Latino che volesse somigliare al Goto. Noi non ci siamo vergognati di voler assomigliare ai barbari e, horribile dictu, in tale operazione - anche quand'era più grottesca, come nel celebre film di Alberto Sordi - ci siampo piaciuti, stregati dal caratteristico autocompiacimento che gli Americani mettono sempre in tutto quello che fanno, anche nelle cose più banali, squallide e perfino nefande. Non abbiamo visto quei sorrisi di compiacimento stampati sulle facce dei torturatori e delle torturatrici di Abu Grahib, addirittura accanto a mucchi di cadaveri martoriati e oltraggiati?

Alcune stime indicano in circa 900 le basi americane fuori dai confini USA
 
    Dicevamo che uno dei segreti del successo nel presentare la pax americana non come l'imperialismo più totalitario nella storia del mondo (Tacito, per bocca del capo britanno Calgaco, diceva che i Romani volevano sottomettere e devastare anche i deserti; oggi si potrebbe dire che il Sistema Solare non basta alle brame imperialistiche a stelle e strisce) è il suo carattere di estrema modernità. L'americanismo, anzi, è la quintessenza della modernità: cioè di quella parabola storica che, iniziata in Europa con la cosiddetta Riviluzione scientifica del 1600, si è caratterizzata sempre più come un valore autoreferenziale basato sulla visione del mondo desacralizzata, riduzionistica, meccanicistica, edonistica, individualistica, prona adoratrice della velocità, della tecnica e del dio denaro. L'America, insomma, piace perché è moderna; il turista europeo preferisce i grattacieli di Manhattan o le spiagge di Malibu perché sono l'incarnazione di ciò che è moderno; mentre Vienna o Budapest sono terribilmente démodé; Bucarest e Belgrado sono Terzo Mondo; Mosca è Asia Delhi e Pechino sono aliene, lunari, extraterrestri. Nel mito dell'America gli intellettuali europei (anche quelli più colti e raffinati, come lo erano, per fare solo  qualche nome, Mario Soldati, Giuseppe Prezzolini e Cesare Pavese) hanno voluto vedere solo il vitalismo di Walt Whitman, l'abolizionismo di Abraham Lincoln, il pragmatismo di John Dewey, il New Deal di Franklin Delano Roosevelt, il volto buono e onesto degli eroi di cartapesta del cinema: Spencer Tracy, Henry Fonda, Humphrey Bogart.
      Senonché, l'avvento della modernità è stato l'inizio dell'agonia della civiltà europea. Il filosofo George Berkeley lo aveva intuito e sperava di fondare una missione alle Isole Bermude, in pieno XVIII secolo, per offrire all'Occidente la possibilità dii ripartire daccapo, a contatto con le forze "fresche" dei popoli amerindi, non ancora guasti dal materialismo, dal meccanicismo e dal nichilismo. Per l'Europa, quindi, l'aver reciso i profondi e antichissimi legami con l'Asia e aver idolatrato il Vitello d'Oro dell'America ha svolto la funzione di alienare definitivamente gli elementi tradizionali ancor presenti nella propria civiltà - amore e rispetto del passato, fierezza del presente, fiducia nel futuro - per arrendersi senza condizioni alle forze demoniache di uno sviluppo senz'anima, di una tecnologia senza senso etico, di un attivismo senza scopo, di una mercificazione autodistruttiva e necrofila. Il mondo ha perso il suo alone sacrale, la sua luce misteriosa si è spenta insieme alla perdita del senso del limite e del senso del mistero. Why not?, "perché no?" è diventato la bandiera dell'Occidente sradicato, ottenebrato, stravolto: se esistono i mezzi per farlo, perché non farlo? E tutto è divenuto lecito, tutto ha trovato una giustificazione utilitaristica: buono è ciò che "funziona" (dunque la scienza, in primo luogo: o meglio questa scienza riduzionistica e quantitativa affermatasi dopo Galilei, Cartesio e Francesco Bacone), "cattivo" ciò che non dà risultati immediati, che non produce utili.

Risultati immagini per donald trumpDonald Trump
 
     Viviamo, diceva Guénon, nel triste e miasmatico regno della quantità, che celebra nella società di massa, nella scuola di massa, nel turismo di massa, nella cultura (sic) di massa, i suoi malinconici riti e i suoi amari trionfi. L'Europa non ha più un'idea: tutto ha svenduto - lei che è stata la patria di Aristotele e di Virgilio, di San Francesco e di Dante, di Erasmo da Rottedram e di Leonardo, di Shakespeare e di Bach - in cambio di un piatto di lenticchie: ha abbandonato il sontuoso palazzo che abitava, pieno di luce e di bellezza, per ridursi a vivere nel buio delle fetide cantine. La parabola della civiltà europea è la parabola della modernità eretta a valore assoluto, dove - come affermava Romano Guardini - l'individuo si crede sempre più libero, mentre è sempre più schiavo di meccanismi standardizzati e impersonali, di un sistema capillare di tipo burocraticoi ed economico che riduce i valori a numeri,  dove la funzione prevale sul significato; dove il singolo, per dirla con Kierkegard, è sempre più appiattito e annullato da una massiccia e sistematica omologazione. Il sogno nietzschiano dell'Oltre-uomo si è spento nell'umiliazione dell'autoimbarbarimento consapevole e compiaciuto; così come il sogno leopardiano dell'ultra-filosofia (di un sapere, cioè, capace di riunire ragione e poesia, per ritrovare il legame perduto con la natura)  è tristemente tramontato nel trionfo di uno scientismo becero e triviale, che tutto appiattisce sul metro di un logos strumentale e calcolante, che trasforma i valori in interessi e riduce l'uomo a strumento della sua stessa tecnica.
      Ma è tempo di reagire. Non possiamo semplicemente cavalcare la tigre (come pensava Julius Evola), perché non possiamo permetterci di attendere passivamente (e magari di affrettare) l'esito catastrofico di questa corsa del treno impazzito della modernità, lanciato a tutta velocità su di un binario morto. No, non c'è più tempo per lasciare che la civiltà europea tocchi il suo Nadir: forse non vi sarebbe più un nuovo inizio.  L'apprendista stregone si è spinto troppo oltre, ha evocato forze troppo potenti che non sa più controllare e che stanno per travolgerlo irreparabilmente. Forse è già accaduto: Platone, narrando il mito di Atlantide, dice che quella gloriosa civiltà finì per autodistruggersi in un eccesso di hybris, quando i suoi sapienti imboccarono la pratica della magia nera e scatenarono le forze della natura, che sommersero l'intero continente. Noi, però, non dobbiamo permettere che si arrivi a quel punto, se abbiamo abbastanza coraggio e lucidità per arrestare la marcia alla catastrofe. Forse il Kali Yuga che è alle porte vedrà comunque il tramonto definitivo della civiltà europea: europea e non occidentale, perché con il secondo termine si comprende anche quella "americana" che però, a ben guardare, è molto più lontana - quanto ai valori - di quel che non si immagini comunemente (un esempio per tutti: la pena di morte, che la coscienza europea ha respinto dai tempi di Cesare Beccaria e che invece piace tanto agli Americani). Tuttavia, noi Europei dobbiamo trovare in noi stessi la forza di reagire a questo gioco al massacro che consiste in una accelerazione sempre maggiore lungo le strade della modernità. E per far questo è necessario riscoprire le nostre radici che, per quanto soffocate dai rovi e avvelenate dagli scarichi inustriali, sono forse ancora vitali.

Bones logo.jpgLogo della società segreta Skull and Bones (Teschio e ossa)
      All'interno di una tale volontà e di un tale progetto, riscoprire la stretta via degli Urali e abbandonare l'ampia via dell'Atlantico potrebbe costituire una delle strategie per la salvezza. Immensi sono i tesori di cultura, di saggezza, di amore per la verità che le civiltà asiatiche hanno ancora da offrirci, per quanto esse stesse siano minacciate, in misura maggiore o minore, dalla nostra stessa malattia: una americanizzazione selvaggia e frenetica, un corsa al produttivismo e all'efficientismo sul cui altare si sacrificano gli enti e i valori senza rimorso e senza rimpianto. E non solo le grandi civiltà, ma anche le piccole hanno molto da insegnarci. È noto, ad esempio, che lo tsunami dell'Oceano Indiano in un solo luogo non ha fatto alcuna vittima: nelle "selvagge" isole Andamane, i cui abitanti - fermi a un livello di civiltà materiale che si sarebbe indotti a definire primitivo - hanno sentito l'avvicinarsi dell'onda devastatrice e sono stati in grado di mettersi in salvo: senza apparecchiature tecnologiche, senza strumentazioni scientifiche, perfino senza telefono e senza telegrafo.
    C'è una profonda lezione in tutto ciò, se la sappiamo comprendere. Che non è e non può essere quella di rinnegare la facoltà della ragione, ma di riportare il pensiero scientifico entro una prospettiva più ampia, ove non siano ignorate o derise le istanze sovra-razionali, ma dove tutte le facoltà umane trovino la possibilità di esplicarsi, progredire e  abbellire la nostra vita, dandole senso e valore. La via degli Urali, la via del Caspio e del Volga, non è solo la via di Attila e di Gengis Khan; è anche la via del ritorno a casa, alla nostra identità, alle nostre radici.
    C'è - in particolare - un delitto di cui dobbiamo purificarci, dopo aver fatto la debita espiazione: l'assassinio della civiltà contadina. La sua morte è stata silenziosa, come scrive Ferdinando Camon, ma tutt'altro che naturale: è stata un autentico delitto, consumato nella nostra più completa indifferenza. Il disastro del Vajont ne è un simbolo: l'ebbrezza della tecnica e della sete di guadagno ha letteralmente travolto il mondo contadino della media valle del Piave, colpevole di essere rimasto sostanzialmente al di qua della modernità. Nulla potremo costruire, se non comprenderemo il male che abbiamo fatto a noi stessi sacrificando la nostra tradizione in nome di un progresso puramente economico. Certo, la civiltà contadina non potrà ritornare a vivere. Ma, così come nella vita del singolo, nella vita dei popoli gli errori e le colpe devono essere affrontati, razionalizzati, gestiti, senza di che non sarà mai possibile ritornare a un'esistenza normale. Il sangue sparso di Abele non chiede vendetta, ma chiede espiazione. Solo una società posseduta, alla lettera, dalle forze del male, non sa riconoscere i propri misfatti e crede di poter giocare con le spoglie delle sue vittime. I membri della società segreta americana Teschi e ossa, di cui fanno parte personaggi come Bush padre e figlio e il cui fine è il dominio mondiale di una élite occulta, prestano giuramento sul teschio del valoroso capo indiano Geronimo. E gli elicotteri da combattimento statunitensi che portano distruzione e morte in Afghanistan e in Iraq si chiamano Apache: che ne diremmo - osserva Noam Chomsky - se i nazisti avessero scritto "ebreo" sulla fusoliera dei loro famigerati Stukas? Neppure i nazisti avevano spinto la loro impudenza fino a un tal punto.
     Tornare a casa, dunque. Dopo tanto distruggerre, ricostruire. Dopo tanto cementificare, piantare alberi. Dopo tanto correre, fermarsi e riflettere. Dopo tanta violenza stupoida e inutile, riscoprire il vero valore della pace: non come assenza di guerra, ma come rimozione delle cause dell'odio, dell'invidia, della vendetta e, soprattutto, dell'avidità. Come diceva Dante nella profezia del Veltro, è la lupa, cioè la cupidigia, il nostro peggior nemico: ed è dentro di noi, non fuori. Non è Bin Laden, non è il terrorismo, non è neanche il fondamentalismo islamico. Uomini politici come Bush e Blair vorrebbero farci credere che la priorità, per l'Occidente (loro usano a ragion veduta questa espressione, poiché vorrebbero arruolarci nella loro folle  crociata) è quella di affrontare una minaccia che incombe dall'esterno e che esso deve perciò difendersi, stringendo i ranghi e intensificando i legmi fra Europa e America. Non è vero. Gli interessi dell'Europa non coincidono con quelli degli Stati Uniti. Per l'Europa, la proprietà è ritrovare sé stessa. E per far questo non deve costruire muri, ma gettare ponti. La paura è figlia dell'odio e produce soltanto frutti amari. L'Europa non ha bisogno di odiare nessuno perché è abbastanza grande da riprendere la sua funzione spirituale, che è stata il suo vero titolo di gloria nei secoli. Sono i piccoli botoli ringhiosi, come Bush padre e figlio, che sanno soltanto odiare e seminare incertezza e spavento. Lasciamoli condurre la loro piccola politica per i loro meschini interessi; l'Europa ha ben altro di cui occuparsi: deve sapere guardare lontano, deve saper pensare in grande.